sabato 11 febbraio 2017

San Valentino

Ieri, allo studio, un giovane paziente di 16-17 anni mi si è avvicinato con un’aria un po’ imbarazzata dicendomi: “senti…uhm…l’appuntamento di martedi…non è che lo potrei spostare?”. Io, per scherzare, gli ho risposto “eh beh, martedi è San Valentino”…e ho colto proprio nel segno, visto che lui è diventato rosso rosso, i suoi occhi si sono illuminati e poi li ha abbassati di colpo.
Mi ha fatto una tenerezza enorme. Era così dolce che non avrei mai potuto dirgli di no. Quando è andato via, tutto contento perché gli avevo liberato martedi, non ho potuto fare a meno di pensare che avrei voluto che la sua ragazza fosse stata lì in quel momento e lo avesse visto arrossire, con gli occhi sbrilluccicosi, a causa sua.

Non credo esistano fiori, cioccolatini, borse, perfino diamanti che possano rendere una donna più felice di vedere quanto brillano gli occhi del suo uomo anche solo pensando a lei. 






mercoledì 18 gennaio 2017

7 anni fa.

Una vecchia foto. Un discorso, su tutt’altro argomento, che dentro di me genera a catena un pensiero dopo l’altro fino a riportarmi con la memoria a quel periodo...
7 anni fa. Razionalmente mi ripeto che è passato tantissimo tempo, che sono cambiate tante cose. Che sono cambiata io, soprattutto. Non lo dico solo per scacciare quei pensieri, è davvero così. Ho fatto un lavoro enorme su me stessa e in fondo sono stata anche brava perché, nonostante non sia stato per niente facile, sono riuscita ad evitare che quegli avvenimenti cancellassero la parte migliore di me, trasformandomi in una persona che non volevo diventare.

…eppure ogni volta che qualcosa, anche di banale, mi riporta con la mente a quel periodo, mi si riempie il cuore di tristezza e paura...

Ma non facciamone un dramma. E’ un momento di debolezza, come capita a tutti. Poi passa.

venerdì 6 gennaio 2017

La Befana, tra sacro e profano.

La Befana è la vecchietta che porta i doni ai bambini (e non solo XD) la notte tra il 5 e il 6 gennaio in corrispondenza della festa cattolica dell’ Epifania. Il nome stesso “Befana” sarebbe uno storpiamento del termine Epifania ma, sebbene esista una tradizione cattolica per spiegare il peregrinare della vecchietta la notte tra il 5 e il 6 gennaio, la sua origine risulta del tutto pagana


Pare che la tradizione della Befana sia legata al cambio delle stagioni e alla tradizione romana, che immaginava le divinità femminili preposte alla fertilità e al raccolto volare sopra i campi a cavallo di una scopa per spazzare via la morte invernale e favorire la rinascita della natura. Questa festa era celebrata 12 giorni dopo la festa del Sol Invictus (25 dicembre) che a sua volta seguiva il solstizio invernale con l’aumento delle ore di luce rispetto a quelle di buio.


Condannate dal cristianesimo, queste figure femminili vennero associate alle streghe (che in origine cavalcavano scope rivolte al contrario) ma la tradizione della vecchietta che portava doni ai bambini superò il veto e si radicò nella tradizione italiana, sopratutto nelle regioni centrali della penisola, dove la Befana appariva comunque come una strega che univa bontà e minaccia in egual misura. Basti pensare che nel territorio della Garfagnana e della Lucchesia i bambini venivano mandati a letto, la notte del 5 gennaio, con un tagliere di legno da tenere sulla pancia per proteggersi da eventuali colpi violenti della Befana.


La figura della Befana è legata in buona parte anche al passaggio dal vecchio al nuovo, legandosi alle tradizioni del nuovo anno che ancora oggi si festeggiano con falò e roghi di fantocci. I roghi del vecchio a favore del nuovo sarebbero anche all’origine della tradizione di dare ai bambini cattivi il carbone piuttosto che i dolciumi che spettano ai bambini bravi.


Successivamente per la Befana è stata istituita una tradizione cattolica legata alla visita del Magi. Questi, dopo essersi persi mentre cercavano il Bambinello, avrebbero chiesto indicazioni ad una vecchia, la quale, pur rispondendo alle domande, si sarebbe rifiutata di seguire i saggi. Pentitasi della scelta, avrebbe preparato dei biscotti e si sarebbe messa in cammino, senza però trovare i re. Da allora vagherebbe la notte tra il 5 e il 6 gennaio, fermandosi ad ogni casa e lasciando dei dolci ai bambini presenti.



sabato 31 dicembre 2016

Le origini del Capodanno.

Siamo arrivati all’ultimo giorno dell’anno e ci stiamo preparando, ciascuno a suo modo, per dare il via ai festeggiamenti allo scoccare della mezzanotte. Mi sono chiesta però da dove derivasse questa tradizione popolare, che accomuna credenti e non credenti.




Pare che il Capodanno abbia le sue origini in Mesopotamia, nel II millennio a.C. I Mesopotamici credevano che l'universo fosse nato dopo una violenta lotta fra il loro dio Marduk e la dea del caos Tiamat. La vittoria andò a Marduk, il quale, con la forza, impose l'ordine sul caos. Ogni anno la sua impresa era commemorata all'arrivo delle piogge portatrici di vita. Dato che il re rappresentava l'ordine, per circa undici giorni egli si ritirava, e la popolazione ricreava il caos bevendo, permettendo agli schiavi di insultare i padroni e commettendo atti immorali. Per quella particolare occasione, tutti gli dei babilonesi erano portati in città e partecipavano ad una solenne processione, per aiutare Marduk a vincere la battaglia contro Tiamat. La grande battaglia veniva rivissuta attraverso la lettura pubblica dell'Enuma Elish, l'epopea della creazione che ne narrava la storia. In quelle occasioni era normale assistere a riti di esorcismo e altre usanze esoteriche nel tentativo di scacciare gli spiriti maligni che turbavano l'armonia.



Si trovano cenni della celebrazione del Capodanno anche tra gli antichi Egizi. Qui la protagonista diventava Hathor, la dea dell'amore e della gioia, della musica e della danza. Divenuta in seguito la regina dei morti, aiutava questi ultimi a raggiungere il cielo con una scala. Il giorno di Capodanno era l'anniversario della sua nascita, celebrata con grandi feste. Prima dell'alba le sacerdotesse portavano fuori sulla terrazza l'immagine di Hathor per esporla ai raggi del sole nascente. Il tripudio che seguiva era un pretesto per darsi ad una vera e propria orgia, e il giorno si concludeva fra canti e vino.



Tanti anni fa il Capodanno tradizionalmente non cadeva nel passaggio tra il 31 dicembre e il 1° gennaio: queste date derivano dal calendario giuliano, adottato nel 46 a.C. da Giulio Cesare, dal quale prende il nome. Il calendario giuliano riprende e modifica il calendario egizio, e una delle modifiche è l’adozione del 1° gennaio come inizio dell’anno, mentre in precedenza cadeva il 1° marzo. Nel 1582 questo calendario è stato sostituito dal calendario gregoriano, entrato in vigore con la bolla papale Inter Gravissimas di Papa Gregorio XIII, dal quale prende il nome. Il calendario gregoriano compensa lo scarto tra anno solare e anno del calendario adottando l’anno bisestile ogni quattro anni. L’adozione del 1°gennaio come data di Capodanno si deve quindi ai Romani, ma in precedenza non era così, come non lo è oggi per tanti popoli.


Nel resto del mondo sono ancora tante le date utilizzate come inizio: l’esempio più famoso è il calendario cinese, che non inizia in un giorno preciso bensì nel giorno della seconda luna piena dopo il 21 dicembre (solstizio d’inverno), e quindi in un giorno compreso tra il 21 gennaio e il 21 febbraio. Il capodanno islamico si festeggia invece tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, nel primo giorno del mese di Muharram. Una variante è in Iran, dove l’inizio dell’anno coincide con l’equinozio di primavera. Procedendo con i mesi dell’anno, nel sud est asiatico sono diversi i paesi che festeggiano tra il 13 e il 15 aprile. C’è chi festeggia ancora in concomitanza con il capodanno Inca: la festa Mapuche cade il 24 giugno. Dopo l’estate è il turno del capodanno ebraico, che si festeggia a settembre, così come quello etiopico, per poi concludere con il capodanno indù, che si festeggia a metà novembre.


venerdì 30 dicembre 2016

La Ninja Gatta.


Stamattina un amico mi ha mandato questa immagine (simbolo di Windows 10) e, guardandola, ho pensato che mi rappresenta…
Rappresenta la mia situazione attuale e soprattutto come mi sento io in questi giorni, a seguito di una settimana brutta e difficile.
Rappresenta la fine del mio 2016 e l’inizio del mio 2017…un anno che non so che piega prenderà perché c’è più di una situazione potenzialmente esplosiva…
 …ma, qualunque cosa accada, il Ninja Gatto, anzi lA Ninja GattA, sarà il mio mantra in versione iconica perché, non mi stanco mai di ripeterlo, “chi si ferma è perduto”.

martedì 27 dicembre 2016

Guerriera.


In ogni donna è nascosta una guerriera, dicono, e sicuramente è così. Forse perché la vita non è facile per nessuno, ma per noi donne lo è ancora meno.
Ho imparato a contare solo sulle mie forze e so che in un modo o nell’altro ce la faccio sempre, anche quando penso di non farcela, anche quando questo mondo mi fa schifo, quando mi guardo intorno e non ci trovo nulla dei miei valori. Eppure stamattina, di fronte a quella situazione tanto inaspettata quanto umiliante e spiacevole, mi sono ritrovata a pensare che per un attimo, solo per un attimo, avrei voluto togliermi quella corazza ed essere semplicemente una principessa, come quella delle favole...perdermi in un abbraccio di quelli che ti fanno dimenticare il tempo e lo spazio e che riescono ad asciugare qualunque lacrima... 

...ma la principessa sta nelle favole, nella realtà c’è la guerriera. Con l’armatura ora meno lucente e più ammaccata, ma pur sempre una guerriera.


sabato 24 dicembre 2016

La Gioconda.


Ieri sera, a fine concerto, mi si è avvicinato un signore del pubblico dicendomi una cosa che mi ha parecchio sorpresa. Secondo lui quando canto avrei un sorriso che trasmette l’amore per la musica ma che ha qualcosa di enigmatico…come la Gioconda.

In 7 anni di attività corale (festeggiati proprio ieri) e in più di 30 di vita, davvero nessuno mi aveva mai paragonata alla Gioconda…

giovedì 22 dicembre 2016

La prova di coraggio.

Non avrei mai pensato che nello studio dove lavoro, per essere considerata a tutti gli effetti parte dello staff, avrei dovuto superare una specie di “prova di coraggio”. Nella fattispecie: sollevare da terra un bottiglione da 20 litri d’acqua (quindi 20 kg di peso), ruotarlo fino a capovolgerlo e inserirlo a testa in giù nella macchina erogatrice senza allagare tutta la stanza. Il tutto con due uomini (il mio capo e il mio collega) che mi guardavano con l’aria saccentella e divertita di chi sta pensando: “non è roba da femmine, non ce la farà mai”. Quegli sguardi hanno avuto su di me l'effetto di un fazzoletto rosso davanti a un toro, nonostante da fuori non trasparisse nulla, mandando in cantina la mia metà mite e pacifica e svegliando quella orgogliosa e testarda. Risultato: 20 kg sollevati in pochi secondi e bottiglione ruotato e perfettamente collocato, senza far fuoriuscire neanche una goccia, sotto gli sguardi increduli e sbigottiti di quei due, costretti ad ammettere non solo di avermi sottovalutata ma anche di aver fatto un disastro la prima volta, facendo schizzare e colare acqua ovunque, a differenza mia. Altro che il "se non ce la fai, lo faccio io", di pochi istanti prima. Ovviamente mi piace che un uomo sia gentile e si offra di aiutarmi, ma non che mi tratti come una bambolina di cristallo solo per rimarcare la sua superiorità a livello di forza fisica. Per me quella non è cavalleria, è arroganza...e potevo perdermi un'occasione così ghiotta per dimostrare a quei due che una donna, se vuole, trova il modo per fare qualsiasi cosa? ;)

lunedì 5 dicembre 2016

Sliding doors

Se la serratura della porta non si fosse inceppata e non avessi impiegato un po’ di tempo in più per chiuderla, non so cosa mi sarebbe successo…un po’ come Helen, la protagonista di questo film di qualche anno fa.
Continuo a vedermi davanti agli occhi quei fari, quella macchina che sgomma a tutta velocità e quell’uomo che, pur vedendomi cadere dallo specchio retrovisore, non si è nemmeno fermato per accertarsi che stessi bene.
Se fossi uscita dallo studio solo pochi secondi prima, se mi fossi trovata appena qualche centimetro più avanti, quella macchina mi avrebbe travolta in pieno e, alla velocità a cui andava, non credo che ora sarei qui a raccontarlo...

giovedì 1 dicembre 2016

I genitori.

Una madre e un padre che, insieme, in due, non riescono a gestire una bambina di 5 anni. Bambina che, per la cronaca, non sta subendo atroci torture, ma dovrebbe semplicemente stare buona e tranquilla il tempo di farsi fare qualche foto. Tutto qua. Nulla di doloroso, cruento, spaventoso…nulla che giustifichi oltre mezz’ora di pianti, strilli (tali da non riuscire a lavorare in nessun punto dello studio), calci e reazioni isteriche…nonostante i millemila tentativi di rabbonirla con carezze, caramelle, giochini vari. E, per favore, non tiriamo fuori la solita solfa del figlio unico, che sembra quasi prassi che debba essere capriccioso, viziato e maleducato.

“Io i bambini non li sopporto”, è esploso un collega.
Io invece, di certi bambini, non sopporto i genitori.